L’allenamento della parete addominale ha una grande importanza di tipo funzionale sebbene il suo allenamento è spesso effettuato per vantaggi estetici, alcuni reali e altri assolutamente privi di fondamento.
Proprio un approccio allenante basato su teorie del tutto sbagliate determina molto spesso esecuzioni errate, intensità eccessiva o carente, frequenza di lavoro non idonea, esercizi inefficaci e perfino pericolosi.
La pratica, molto diffusa, di stimolare gli addominali in occasione di ciascuna sessione di allenamento nasce soprattutto dall’idea che una grande frequenza possa portare a migliori risultati soprattutto in termini di dimagrimento e quindi “definizione” di questa regione.
Tale ipotesi è totalmente errata, basata su talmente tanti elementi privi di logica e fondamento scientifico che non si comprende come possa essere tanto diffusa. Non esiste infatti la possibilità di dimagrire localmente sollecitando un muscolo specifico e sollecitare gli addominali ad ogni sessione di lavoro con l’idea di indurre un dimagrimento è irrealizzabile e quindi inutile. Si potrebbe allora ipotizzare l’utilità di un allenamento così frequente al fine di migliorare l’ipertrofia(crescita muscolare). Ma se così fosse allora anche tutti gli altri muscoli andrebbero allenati con la stessa frequenza e con un numero di ripetizioni elevatissimo.
Oramai è risaputo che lo stimolo ipertrofico si basa su un numero di ripetizioni molto più modesto ed effettuato con resistenze(carichi) crescenti. Pertanto anche una stimolazione frequente per raggiungere una grande crescita muscolare sarebbe priva di fondamento, inoltre la zona addominale è un’area del corpo che può essere indotta solo verso una parziale condizione ipertrofica, per le sue funzioni e per la distribuzione delle fibre.

Resta poi l’ipotesi di allenamenti frequenti per miglioramento della performance, per migliorare l’intervento di tale muscolatura nel corso delle attività di tutti i giorni o in una preparazione atletica. Ma quali che siano gli obiettivi che si intendono perseguire, non c’è ragione di trattare gli addominali in modo differente rispetto agli altri muscoli, allenandoli ad ogni sessione, per non considerare il fatto che allenamenti così frequenti (svolti con i classici esercizi) non permettono neppure un adeguato recupero muscolare fondamentale per i processi adattativi. Questa considerazione è utile per rispondere anche ad un altra domanda: quando è più opportuno allenare gli addominali, prima dell’allenamento di altri muscoli o dopo l’allenamento? Anche in questo caso molti che li allenano prima di altri muscoli utilizzano gli esercizi quasi come una sorta di riscaldamento. Chi invece tende a relegarli alla fine lo fa perchè fornisce uno stimolo allenante non intenso pensando che una stimolazione frequente possa sopperire ad una carenza sul fronte dell’intensità. Entrambi questi atteggiamenti sono errati e, l’ideale, sarebbe un allenamento della muscolatura al termine della sollecitazione degli altri gruppi previsti nella stessa sessione, ma garantendo una intensità adeguatamente alta, a tal punto elevata da non permettere allenamenti frequenti rispetto a quanto fornito ad altri muscoli. La scelta di svolgerli dopo gli altri esercizi previsti nel workout è per garantire una “freschezza” di questa regione anatomica che possa far svolgere al meglio la sua funzione stabilizzatrice nel corso dell’esecuzione degli altri esercizi. Per farla più semplice ed intuitiva: come quando dobbiamo allenare pettorali e braccia è opportuno allenare prima i pettorali e poi le braccia e non il contrario.
C’è da fare poi un’altra precisazione: quando scegliamo gli esercizi li scegliamo in base al muscolo che vogliamo enfatizzare( ad esempio il crunch per il retto addominale e il crunch obliquo per il muscolo obliquo esterno).Questo però è vero solo in teoria perchè all’atto pratico la fusione dei ventri muscolari e delle funzioni di tali muscoli è tale da non consentire realmente uno stimolo specifico e settoriale.
Questo non significa che basti eseguire un solo esercizio, poichè in ogni caso attivazioni neuromuscolari di tipo differente consentono continui miglioramenti e adattamenti anche fisiologici oltre che prestativi.

